La piscina, a differenza di quanto si possa pensare, non è l’elemento della nostra abitazione che consuma più acqua. Se in media il consumo idrico pro-capite ammonta a circa 250 litri al giorno – un numero ben più alto della media europea, che si ferma attorno ai 160 litri a persona – quotidianamente gettiamo via ben 32 litri d’acqua, cioè 960 litri al mese, solo per lavarci i denti, quando in realtà, limitandoci a fermare il getto fino al momento di sciacquare la bocca, ci basterebbe mezzo litro d’acqua al giorno. Ma lo spreco idrico domestico non si esaurisce qui.
Ogni volta che si scarica il water se ne vanno dai 5 ai 7 litri di acqua potabile, quindi quando si utilizza lo sciacquone per lavare via un fazzolettino o i capelli rimasti incastrati nella spazzola, come fosse un cestino per la spazzatura, si spreca acqua. E non poca: circa il 25% del totale delle risorse idriche destinate all’uso domestico. Poi c’è la doccia: cinque minuti al giorno consumano ben 75 – 80 litri, ma se preferiamo fare un bagno, allora la conta sale a circa 150 litri. Cucinare e lavare i piatti, poi, comporta un ulteriore consumo di 40 – 50 litri d’acqua quotidiano – meno se usiamo la lavastoviglie, a patto che sia piena. Tanto per fare una comparazione, quindi, la manutenzione del giardino ci costa il 30% della nostra acqua, il bagno il 25% e la toilette ne richiede un ulteriore 25%. Il riempimento o il rabbocco di una piscina, invece, consuma solo lo 0,5% dell’acqua di un’abitazione.
Tuttavia, solo perché la piscina consuma meno di altre attività domestiche non significa che non si possa intervenire per far tendere quel consumo allo zero. Per raggiungere questo obiettivo, la rivista Piscine Oggi ha lanciato la campagna denominata ‘La Piscina Autosufficiente’, una serie di soluzioni e buone pratiche volte a ridurre al minimo l’impatto della piscina sul Pianeta e sulle nostre finanze.